Il 22 ottobre OpenAI ha pubblicato una descrizione del lavoro FDE, ovvero del team di forward-deployed engineering che adatta l’IA a processi specifici insieme ai clienti aziendali. Colin Jarvis, responsabile dell’area, spiega come gli ingegneri studiano il lavoro del cliente, concordano i criteri di qualità e trasformano soluzioni individuali in componenti riutilizzabili.

Così l’azienda descrive il divario tra il risultato di un modello su una richiesta di prova e la capacità del sistema di svolgere un’attività in modo affidabile in un ambiente reale. Quando il collo di bottiglia riguarda il prodotto o l’integrazione, il team perfeziona la soluzione insieme al cliente; se il modello non riesce a soddisfare i requisiti dell’attività, vengono coinvolti i ricercatori di OpenAI.
Dall’attività del cliente a un risultato misurabile
In uno degli esempi, risalente alla metà del 2025, circa 15 ingegneri di OpenAI hanno collaborato con un grande produttore di semiconduttori su oltre dieci casi d’uso: generazione di test mirati, analisi delle cause dei guasti e supporto alla progettazione. Secondo l’azienda, nei primi tre-sei mesi i casi d’uso sono arrivati alla produzione e alle prime fasi di utilizzo. OpenAI indica un risparmio di circa il 48% del tempo dedicato alla generazione dei test e una riduzione del lavoro di debugging da settimane a ore.
Questi dati riguardano i processi descritti da OpenAI per un cliente specifico. Per l’implementazione conta soprattutto il metodo: concordare in anticipo i criteri di successo con gli specialisti che svolgono il lavoro, raccogliere casi reali e misurare i risultati dell’intero flusso di lavoro, compresa la verifica umana.
Riutilizzare invece di creare integrazioni isolate
Le soluzioni iniziali per il produttore richiedevano molto codice personalizzato. OpenAI scrive che, dopo aver ristrutturato le applicazioni attorno a Codex, le interfacce individuali sono state sostituite da strumenti, plugin e competenze condivisi. L’azienda stima una riduzione di circa il 90% del codice personalizzato per ciascun progetto descritto. In un esempio dell’agosto 2026, la prima implementazione ha richiesto due mesi, mentre l’integrazione del secondo team è avvenuta in un giorno.
Per un progetto pilota interno è utile conteggiare separatamente le risorse necessarie alla prima implementazione e quelle richieste per integrare il reparto successivo. Se connettori, istruzioni e controlli di qualità sono riutilizzabili, trasferire la soluzione può richiedere meno sviluppo personalizzato. I tempi citati da OpenAI descrivono il suo caso specifico e non garantiscono risultati analoghi per ogni progetto.
Dal progetto pilota del cliente a un prodotto fiscale
Un altro esempio di OpenAI è Tax AI, sviluppato per gli studi contabili Crete insieme a Thrive Holdings. Secondo l’azienda, durante il progetto pilota il sistema ha elaborato 7.000 dichiarazioni fiscali e la capacità di elaborazione è aumentata di circa il 50%. Un caso complesso, quello delle dichiarazioni relative agli affitti immobiliari, ha richiesto sei settimane di lavoro ingegneristico e la verifica di specialisti per raggiungere il 90% di accuratezza e completezza nell’individuazione.
OpenAI scrive che i modelli sviluppati hanno poi contribuito a estendere Tax AI ad altri prospetti fiscali complessi. Per valutare un progetto pilota di questo tipo, occorre considerare non solo la percentuale di risultati corretti, ma anche la quantità di verifiche manuali, la velocità di elaborazione e il lavoro necessario per trasferire la soluzione a una nuova categoria di documenti.
Quando modificare l’integrazione e quando il modello
In un altro progetto, distinto, con un grande operatore di telecomunicazioni, il team ha sviluppato un servizio di assistenza vocale. Secondo OpenAI, nei principali test interni, che valutavano l’idoneità dello scenario alla produzione, il risultato iniziale era di circa il 60%. È salito all’80% in sei mesi e ha poi superato il 90% grazie alla collaborazione tra ingegneri di implementazione, cliente e gruppo di ricerca. OpenAI attribuisce il miglioramento ai test sul riconoscimento vocale, sul rispetto delle istruzioni e sull’attivazione di funzioni negli scenari di assistenza clienti.
Un processo del genere aiuta a individuare dove intervenire: nell’integrazione e nell’interfaccia oppure nella capacità del modello di svolgere la funzione richiesta. OpenAI descrive valutazioni interne e progetti con i propri clienti; i risultati mostrano come organizza l’implementazione, ma non costituiscono una previsione universale per altri clienti.
Cosa verificare nel proprio progetto pilota
Prima di estendere l’implementazione, documentate il metodo di lavoro di partenza, la quantità di verifiche manuali e i criteri di accettazione. Testate il sistema su casi reali, compresi gli errori rari, e misurate il tempo necessario per ottenere un risultato approvato, la percentuale di correzioni e il costo della manutenzione dell’integrazione. Quando trasferite la soluzione a un altro team, confrontate gli stessi indicatori e calcolate a parte il lavoro necessario per collegare le fonti di dati e configurare gli accessi.
Il resoconto di OpenAI offre un’indicazione pratica: partire da un’attività misurabile, verificare la soluzione nelle condizioni di lavoro reali e progettare componenti che consentano alla successiva implementazione di basarsi sui risultati della precedente. È questo che collega un progetto pilota isolato a un’implementazione ripetibile.