Circa un terzo del cielo non è mai stato osservato nell’ultravioletto. L’8 ottobre 2026 Anthropic ha pubblicato il racconto dell’astrofisico Brice Ménard su come ha usato Claude Science per unire osservazioni spaziali d’archivio e stimare le aree mancanti. Nella mappa, le aree misurate sono distinte dalle previsioni del modello, per le quali viene indicata anche una stima dell’incertezza.

Il progetto mostra come gli agenti di IA possano aiutare a elaborare archivi scientifici complessi e laboriosi: individuando insiemi di dati, riportando le osservazioni a una scala comune ed eseguendo calcoli ripetitivi. Per verificare le previsioni, Ménard nascondeva al modello alcune porzioni con misurazioni ultraviolette note e confrontava poi i valori ricostruiti con i dati reali.
Come sono state armonizzate le osservazioni dei diversi telescopi
L’ozono atmosferico assorbe gli ultravioletti, perciò queste osservazioni vengono effettuate dallo spazio. La principale raccolta di dati del progetto proviene dalla missione GALEX della NASA, attiva dal 2003 al 2012. Secondo la panoramica d’archivio di MAST su GALEX, la missione ha osservato il 77% del cielo in almeno una banda; ha deliberatamente escluso alcune aree con stelle molto brillanti per evitare rischi ai rilevatori. Il progetto ha integrato anche dati di Swift e della missione sudcoreana FIMS/SPEAR.
Non era possibile limitarsi a sommare le osservazioni dei diversi strumenti: occorreva calibrarle reciprocamente, uniformarne la risoluzione e riportarle a un sistema di coordinate comune. Secondo la descrizione di Ménard, Claude ha coordinato il lavoro di agenti che cercavano survey astronomiche aperte, elaboravano immagini e univano i risultati. Nello schema del progetto, le componenti calcolate con procedure deterministiche sono distinte dalle stime statistiche del modello.
Le lacune sono state stimate usando altre bande
Per colmare le aree vuote, Claude ha usato l’inpainting, un metodo che stima i dati mancanti in base alle regolarità presenti nelle immagini disponibili. Nelle aree prive di osservazioni ultraviolette erano disponibili dati nelle bande visibile, infrarossa e radio. Dove esistevano misurazioni ultraviolette, il modello stimava la relazione tra queste e le osservazioni nelle altre bande, quindi applicava tali relazioni alle aree non coperte nell’ultravioletto.
Ménard ha verificato le previsioni su aree note: nascondeva parte dei dati ultravioletti reali e chiedeva al sistema di ricostruirli. Dopo diverse iterazioni, in questo test le stime differivano dalle misurazioni nascoste di circa il 10%. Il risultato si riferisce alla verifica su aree note; per la mappa finale, Anthropic segnala inoltre livelli separati con le indicazioni «misurato» e «predetto» e le relative stime d’incertezza.
La mappa include anche stime della luce ultravioletta di oltre 100 milioni di singole stelle. Sono state ricavate dalle misurazioni nella banda visibile della missione Gaia dell’Agenzia spaziale europea. La mappa riunisce così osservazioni d’archivio e livelli calcolati, mantenendo traccia della loro provenienza.
La revisione umana ha individuato un errore dopo due controlli
Esaminando le immagini, Ménard ha notato deboli tracce circolari lasciate da singole esposizioni di GALEX. Erano causate dal residuo bagliore ultravioletto dell’atmosfera terrestre: quando il fondo non viene rimosso del tutto, i campi circolari delle osservazioni presentano lievi differenze di luminosità. Secondo il racconto di Ménard, due cicli di revisione da parte di altri agenti non avevano individuato il difetto. Dopo la sua segnalazione, gli agenti hanno corretto il fondo in tutte le 38.000 osservazioni.
Questo episodio mostra che gli agenti velocizzavano le operazioni ripetitive, ma la verifica visiva da parte di uno specialista restava parte del processo. Nel flusso di lavoro finale è utile conservare i livelli intermedi, distinguere le aree previste e controllare i risultati con le osservazioni e l’analisi visiva.
Anthropic presenta la mappa come una risorsa didattica che mostra in modo intuitivo le strutture della Via Lattea nell’ultravioletto. La conclusione pratica del progetto è che l’elaborazione agentica può aiutare a portare a termine il lavoro complesso sugli archivi aperti, a condizione che misurazioni, stime del modello e risultati della revisione specialistica rimangano distinguibili.